Per l'importanza che l'olio ha rivestito nella storia, può essere considerato, insieme al vino e al grano, il cuore della cultura alimentare di tutte le civiltà che si sono affacciate e che tuttora si affacciano nel mar Mediterraneo. Infatti è considerato uno degli alimenti base della dieta mediterranea, dieta iscritta ufficialmente nel 2010 dall'UNESCO nel patrimonio dell'umanità. L'attribuzione di significati simbolici e religiosi, nonché le sue celebrazioni artistiche e letterarie, hanno fatto dell'olio d'oliva un vero e proprio modello culturale. Esso è simbolo di fertilità, rinascita, resistenza alle ingiurie del tempo, di pace e di valore, e ha rappresentato nella mitologia, nella religione e nelle cerimonie sacre, elementi naturali di forza e purificazione: per esempio, nella Bibbia, la fine del Diluvio Universale viene rappresentata da una colomba che porta nel becco proprio la pianta dell'ulivo. Oppure, nell'antica Grecia, gli atleti vincitori di gare sportive venivano ornati con una corona di rami d'olivo intrecciati e premiati con un'ampolla piena d'olio. Addirittura Omero soleva definire l'olio d'oliva come "oro liquido". Anche i Romani ornavano il capo dei cittadini più meritevoli con una corona di ramoscelli d'olivo.
STORIA E SVILUPPO DELLA CULTURA DELL'OLIO
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| opera artistica etrusca rappresentante dei danzatori attorno a dei ramoscelli d'olivo |
STORIA E SVILUPPO DELLA CULTURA DELL'OLIO

Le radici della cultura dell'olivo risalgono alla preistoria: originaria dell'Asia minore, si diffuse in occidente fino a estendersi nel mar Mediterraneo grazie a Greci e Fenici. Qui la sua coltivazione, grazie al clima e alla fertilità della terra, conobbe una grande diffusione e l'utilizzo della pianta e del suo frutto divenne ben presto indispensabile. In Italia, grazie ai Greci, la coltivazione della pianta si diffuse soprattutto nella Magna Grecia, principalmente a Sibari e Taranto. Nel resto della penisola l'olivo veniva coltivato solamente nel territorio di Venafro e lungo le coste liguri. Proprio grazie ai Romani questa pianta si diffonde in tutta Italia e presto divenne uno degli elementi più richiesti dell'impero, sia per l'illuminazione che per la gastronomia. Anticamente l'olio poteva essere utilizzato sia in medicina, ma anche e soprattutto per l'illuminazione: era infatti il combustibile per le lampade notturne (infatti l'etimologia delle parole "luce" e "lampada" deriva dal greco elaion, che vuol dire proprio olivo). L'olio fu per molto tempo prevalentemente appannaggio delle classi sociali agiate. Ma con la caduta dell'impero romano d'occidente la produzione dell'olio subì una drastica riduzione, che ebbe ripercussioni sull'alimentazione del popolo. Nel Medioevo la coltivazione della pianta ebbe una lieve ripresa grazie ai monaci, che però principalmente destinavano l'olio all' illuminazione. Ciò lo rese un alimento raro e prezioso, tanto da essere utilizzato come merce di scambio. A poco a poco la cultura dell'ulivo si diffuse dai conventi a tutto il resto dell'Italia, per poi proseguire nei paesi confinanti, grazie allo sviluppo dei commerci e all'affermarsi delle Repubbliche Marinare. L'oliva, a partire del diciassettesimo secolo, si estese così tanto che gli uliveti divennero una caratteristica paesaggistica di molte regioni e lo sono ancora oggi. Alcuni di questi uliveti sono diventati anche patrimonio dell'umanità.
Letizia Ceneri
fonte: Foodscovery

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