martedì 11 giugno 2019

USI dell'OLIO: curiosità

LA SAPONIFICAZIONE: dall'olio al sapone

 
                                            LA STORIA

La prima testimonianza dell'esistenza del sapone risale al 2800 a.C. tra i Babilonesi, poi ne troviamo traccia negli archivi egiziani soprattutto a scopo terapeutico. Presso i Romani era diffusa la leggenda che provenisse dal "Monte Sapo", luogo dedicato ai sacrifici animali, mentre le donne galliche furono le prime a scoprire l'effetto smacchiante della cenere mischiata ai grassi animali sui vestiti.

Intorno all'800 d.C.si impose nella scuola dei saponieri in Francia. Man mano che il concetto di igiene personale si diffondeva si è sviluppata l'arte del sapone ed anche se al giorno d'oggi è considerato un oggetto di uso quotidiano, fino al secolo scorso era un bene di lusso.

 
Il sapone d'Aleppo è l'origine di tutti i saponi duri del mondo, infatti ne deriva la procedura del sapone di Marsiglia.



Ovviamente il sapone nell'antichità era prodotto  con le materie prime locali quindi era caratteristico del luogo.


LA COMPOSIZIONE

Il sapone, dal punto di vista chimico è:

GRASSO + BASE = SAPONE



Quando i reagenti vengono riscaldati si ottiene una reazione chiamata "reazione di saponificazione".
Anticamente si utilizzavano il grasso e la lisciva, il cui uso ore è notevolmente ridotto.
Ora il processo si è più veloce ed efficace e comprende una varietà più ampia di grassi, generalmente i grassi animali vengono utilizzati per saponi destinati al bucato poiché compiono un'azione più aggressiva mentre i saponi prodotti con grassi vegetali sono finalizzati all'igiene fisica.

sapone animale



                                                   

                                              editing by Maria Ines Magni
sapone vegetale

PRODUZIONE dei CEREALI: la filiera



I cereali rappresentano i vegetali più coltivati al mondo e i prodotti della loro trasformazione costituiscono da sempre gli alimenti "di base" per l'organismo umano. Nei paesi dell'area mediterranea, dove esiste la "cultura della pasta e del pane", il loro consumo è particolarmente elevato.

I cereali appartengono alla famiglia delle graminacee e sono coltivati per le cariossidi, destinate alla trasformazione in farine; quelli utilizzati prevalentemente nell'alimentazione umana sono: il frumento o grano ed il riso; mentre, il granoturco o mais, l'avena, l'orzo, la segale ed il sorgo sono per lo più impiegati nell'alimentazione zootecnica.

Per quanto riguarda il frumento, ritenuto oggi il cereale più importante per l'alimentazione umana, le specie più diffuse sono il Triticum durum o grano duro, la cui destinazione d'uso principale è la pastificazione, ed il Triticum aestivum o grano tenero, impiegato per la produzione di pane ed altri prodotti da forno.

Il riso, rappresenta l'alimentazione di base per buona parte della popolazione mondiale (vicina al 50%) con particolare importanza nei Paesi asiatici. In Italia la coltivazione è limitata nell'areale settentrionale e rappresenta un importante polo produttivo europeo.

Mentre ogni specie di cereali ha le proprie caratteristiche, la metodologia di coltivazione è quasi la stessa. Sono tutte piante annuali, di conseguenza fioriscono, producono frutti e muoiono.
L'orzo e la segale sono i cereali più robusti, capaci di sopravvivere agli inverni rigidi della Siberia.
La produzione dei cereali si divide in due principali fasi: la semina e il raccolto.
I cereali della stagione calda crescono nelle pianure tropicali tutto l'anno e nelle zone a clima temperato durante i periodi un po' meno freddi, essendo più delicati e preferendo perciò climi caldi. Il riso cresce in campi allagati nonostante in qualche caso cresca anche in zone asciutte. Altri cereali da clima caldo, come il sorgo crescono nei climi aridi.
I cereali della stagione fredda, come il frumento, la segale, il triticale, l'avena, l'orzo, e il farro crescono spesso in climi temperati.
La maggior parte delle varietà di una particolare specie sono entrambi tipi da inverno e primavera. La varietà invernale viene seminata in autunno, germina e si sviluppa, quindi diventa dormiente durante l'inverno. Riprende a crescere durante la primavera per maturare a inizio estate. Questo tipo di coltivazione consente un ottimale utilizzo dell'acqua e libera la terra per un'altra coltivazione durante il periodo di sviluppo della pianta. La varietà invernale non fiorisce fino alla primavera poiché necessita di esposizione a basse temperature per una lunghezza di tempo geneticamente determinata. Dove gli inverni sono caldi gli agricoltori coltivano le varietà più adatte alla primavera. I cereali della stagione primaverile vengono seminati all'inizio della primavera per maturare più tardi la stessa estate. Richiedono più irrigazione ma producono meno raccolto rispetto al tipo invernale. Nei paesi freddi come Russia e Canada la semina è comunque di tipo invernale, sfruttando la neve come coperta durante l'inverno e come acqua nel periodo primaverile garantendo così raccolti abbondanti.
mietitrebbia
Avviene dopo che i cereali seminati producano i loro semi, terminino e completino il proprio ciclo vitale.

mietilegatrice
A questo punto la pianta diventa marrone e secca perché muore. Non appena sia la pianta che i semi diventano abbastanza secchi, la raccolta può avere inizio. Nelle zone sviluppate, il raccolto viene agevolato mediante l'utilizzo di appositi macchinari per la raccolta dei semi, come la mietitrebbia che provvede a tagliare, trebbiare e setacciare il campo al singolo passaggio o le mietilegatrici, utilizzate nei paesi in via di sviluppo; vengono però utilizzati anche metodi manuali con l'impiego di falci.Se la raccolta viene fatta in condizioni meteorologiche umide, il grano potrebbe non essere asciutto adeguatamente per garantire un'ottima conservazione. In questi casi si usa un procedimento di essiccazione artificiale che provvede ad asciugare adeguatamente i semi raccolti.
Nei paesi industrializzati gli agricoltori conferiscono comunemente il grano in centri di raccolta che provvedono a conservare le granaglie in sili, costruzioni cilindriche impiegate per l'immagazzinamento dei cereali. I centri di raccolta provvedono normalmente ad eseguire una pre-pulitura del seme alla sua eventuale essiccazione ed al suo stoccaggio in Silos verticali o in magazzini orizzontali. Passaggio successivo è quasi sempre il conferimento a impianti di macinazione.


FRUMENTO
Il frumento è un cereale coltivabile a tutte le latitudini e altitudini (fino a 1.200-1.400m); da sempre, nell'Italia centro-settentrionale si distingue una prevalenza delle colture di grano tenero, mentre in quella meridionale sono predilette quelle di grano duro.
Il terreno ideale per la coltivazione del grano è profondo, permeabile, mediamente argilloso e di media fertilità, anche se il frumento si adatta in maniera eccellente a quasi tutti i tipi di suolo (eccezion fatta per quelli troppo azotati o compatti).
Risultati immagini per campi di frumento
campo di grano
La produzione agricola del grano prevede 9 passaggi essenziali: dissodamento della terra (lavorazione straordinaria della terra incolta), aratura (riduce la compattezza del terreno), semina (diffusione dei semi), sarchiatura (taglio e rimescolamento superficiale del terreno), anti-parassitari (prodotti chimici utili alla lotta dei parassiti come le muffe), scerbatura (diserbo), mietitura (taglio della graminacea matura), trebbiatura (è una prima separazione dei semi dalle spighe e dagli steli), conservazione (avviene in silos e/o magazzini con il 13% dell'umidità e temperatura media e costante). 
Per quel che concerne la produzione della pasta alimentare, specifichiamo che il prodotto ottenuto dalla macinatura e dalla crivellatura del grano duro è detto semplicemente SEMOLA o SEMOLATO di grano duro, mentre per farina si intende il frutto della macinazione e della crivellatura del grano tenero. 
Lo sfarinato per la pasta alimentare si ottiene per macinazione dei semi e crivellatura della pseudo-farina di frumento Triticum. 
La macinazione è lo sbriciolamento dei semi fino ad ottenere un composto omogeneo con caratteristiche fisiche e granulometriche ben determinate, che si effettua per mezzo di macine a pietra, a rulli o di mulini. 
La crivellatura invece, si differenzia in vari gradi di setaccio: il primo setaccio divide la crusca, il secondo setaccio separa la ranza e la rimanenza della lavorazione assume il nome di fior di farina.

In base al grado di raffinazione, la farina e la semola/semolato possono essere classificate in:
  • Integrale: il seme viene macinato conservando le membrane di rivestimento; è ricca di crusca e contiene più proteine, fibra, vitamine e sali minerali - utilizzata per la produzione di pasta o pane integrali.
  • Tipo 1 e tipo 2: è di grana sottile, con meno crusca, quindi con meno proteine, fibra, vitamine e sali minerali - utilizzata per la produzione di pane e pizza
  • Tipo 0: è di grana sottile, con pochissima crusca, quindi con ancor meno proteine, fibra, vitamine e sali minerali - utilizzata per la produzione di pane e pizza
  • Tipo 00: è impalpabile, senza crusca e totalmente bianca, è più ricca di amido ma decisamente povera di proteine, fibra, vitamine e sali minerali (è la più utilizzata per la produzione di pasta alimentare) - oltre che per la pasta alimentare, è utilizzata per la produzione di pane, di pizza e utilizzata come addensante.


RISO
La coltivazione del riso, chiamata risicoltura, è presente in ogni continente (ad eccezione dell'Antartide) e nelle più diverse zone climatiche del pianeta. Più di tre miliardi di persone si alimentano quotidianamente con questo cereale, e per numero di addetti la sua coltivazione rappresenta la maggiore attività economica mondial. La produzione mondiale di riso si è attestata negli anni '10 del XXI secolooltre i 600 milioni di tonnellate, mentre la superficie coltivata supera i 150 milioni di ettari.

Delle circa venti specie del genere Oryza, solo due sono coltivate: la più diffusa Oryza sativa, di origine asiatica, nelle sottospecie indica, javanica e japonica, e Oryza glaberrima, di origine africana. Principali produttori mondiali sono Cina e India, che ne sono anche i maggiori consumatori. 

Il riso, generalmente coltivato in monocoltura, richiede grandi quantità di risorse idriche; a seconda del sistema adottato e della disponibilità di irrigazione, le piante di riso possono essere coltivate in diversi modi:
  • Su terreno asciutto, venendo sommerse per non più di pochi giorni dalle precipitazioni (sistema pluviale); è il modo più semplice e con minore utilizzo di acqua ma non garantisce che una scarsa produzione.
  • In risaie che possono essere inondate tramite la costruzione di argini, lasciando che l'acqua pluviale si immetta nei campi di riso (sistema inondato); questo consente una maggiore produttività ma non c'è un reale controllo sul livello e la quantità di acqua a disposizione.
  • In risaie che vengono sommerse in modo incontrollato raggiungendo un maggiore livello delle acque, lasciando che i culmi del riso si allunghino fino a "galleggiare" (sistema dell'acqua profonda).
  • In risaie che vengono tenute sommerse e coltivate in modo controllato, tramite accorgimenti che mantengano costante il livello dell'acqua nella risaia (sistema irriguo); in quest'ultimo caso (che rappresenta oltre il 70% della produzione mondiale) il livello dell'acqua può variare da 5 a 10 cm, e richiede una attenta regimazione delle risorse idriche, impianti di irrigazione e un elevato apporto di mezzi di produzione.
Il terreno per la coltura è sempre perfettamente livellato, diviso in vasche più o meno grandi, dette camere, mediante piccoli argini di terra. Le camere possono essere allagate prima o dopo la semina delle cariossidi di riso, a seconda del sistema adottato. Spesso, l'acqua deve essere addotta ai campi tramite canalizzazioni o altri sistemi di approvvigionamento d'acqua, in alcuni luoghi viene anche semplicemente prelevata con dei secchi dai fiumi, dai laghi o da serbatoi, e portata ai campi.
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https://www.flaviochiesa.it/portfolio/interni-logistica-aerea/
risaie
Al momento del raccolto, le spighe vengono mietute a mano con le falci e quindi fatte essiccare al sole, sciolte o in covoni. Nella fase di trebbiatura, le spighe vengono battute sul terreno o su supporti di legno. Quindi, i chicchi così ricavati vengono spulati, ovverosia gettati in aria con dei cesti piani, in modo che il vento porti via la pula (i cascami) più leggera. 
Grazie alla moderna agricoltura meccanizzata, l'estensione di ogni camera è stata progressivamente aumentata, per permettere la lavorazione a macchinari sempre più efficienti, fino a raggiungere alcuni ettari: il limite alle dimensioni è determinato dalle condizioni di allagamento e prosciugamento delle risaie, che diventerebbe difficoltoso oltre un certo limite. Il terreno è perfettamente livellato, con macchinari a controllo laser, evitando ogni pendenza; con l'aratro o con appositi assolcatori vengono effettuati un numero più o meno alto di solchi longitudinali di scolo delle acque, a seconda della permeabilità del terreno, e vengono messe in comunicazione fra loro le camere della risaia per permettere una irrigazione ottimale. Dopo la livellatura si applica una erpicatura e (dopo la sommersione) una rigatura del terreno, per rendere possibile la successiva semina. La raccolta si effettua tramite mietitrebbiatrici che tagliano le spighe e separano immediatamente la granella dalle parti di scarto.



CEREALI MINORI
I cereali minori sono quei cereali che vengono prodotti in minor quantità rispetto al frumento, al riso e al mais.

Fra questi rientrano il miglio, il sorgo, la segale, l'orzo e l'avena.

  • Il miglio ha un ciclo vegetativo breve di 3 - 4 mesi circa. Resiste bene all'aridità e alle temperature elevate. Invece non tollera il freddo e i ristagni d'acqua. Attualmente è usato nei paesi economicamente più avanzati per la produzione di mangime per uccelli e pollame, mentre nei paesi in via di sviluppo, aridi e con terreni poveri, è ancora usato nell'alimentazione umana sotto forma di pappe e focacce, non essendo adatto alla panificazione.
  • Il sorgo cresce in zone con temperature superiori a 14°C ma non ha particolari esigenze idriche: viene detto pianta cammello proprio perché è in grado di sopportare climi aridi. Nei paesi africani e asiatici viene ancora usato nell'alimentazione umana, invece altri paesi è usato come foraggio. Una varietà di sorgo è la saggina che, in Italia, è impiegata per la produzione delle scope.
  • La segale si adatta a terreni poveri, sabbiosi, acidi; tollera il freddo e la siccità, può essere coltivata fino a 70° di latitudine e fino a 1.500 m di altitudine. Per questa ragione, in montagna e nelle zone la cui latitudine non permette la coltivazione del grano, rappresenta il cereale maggiormente. Viene usata soprattutto nella produzione del pane, che ha un caratteristico colore scuro, e dell'alcool.
  • Tra i cereali minori l'orzo è il più coltivato. Alcune varietà vengono coltivate nelle zone più settentrionali fino anche a 70° di latitudine. Altre varietà, particolarmente resistenti alla siccità e al caldo, sono coltivate anche nelle zone semi-aride e desertiche. Nei luoghi dove la coltivazione del mais non è praticabile, l'orzo è usato come foraggio e per la produzione di mangimi, invece, dove le condizioni ambientali non permettono di coltivare il frumento, l'orzo è usato nell'alimentazione umana. Altri impieghi dell'orzo sono la produzione del malto impiegato per fabbricare la birra, il whisky e le farine di malto, e la produzione di un surrogato del caffè.
  • L'avena, dopo il riso, è il cereale che ha un maggior bisogno di acqua, e per questo è coltivata soprattutto in zone umide e fredde. Viene impiegata soprattutto come foraggio nell'alimentazione dei cavalli, ed essendo oggi l'allevamento degli equini in forte calo, di conseguenza anche la produzione di questo cereale è in diminuzione. Un altro impiego dell'avena è la produzione di alcool.
Azzurra Mazzasette

SITOGRAFIA:

Conservazione degli alimenti sotto'olio


Conservazione degli alimenti sott'olio

La tecnica di conservazione sott'olio è una delle più diffuse, ed ha lo scopo di isolare gli alimenti dal contatto con l'aria limitando così la contaminazione dei batteri volatili come ad esempio il botulino e la disponibilità di ossigeno ai germi aerobi.


La conservazione sott'olio è tipica degli ortaggi come carciofini, funghi, piselli, peperoni ma si pratica anche per alcuni tipi di pesce come ad esempio il tonno.
I cibi precedentemente sono spesso sottoposti ad un processo di trasformazione tramite cottura o salagione, e in seguito vengono sterilizzati:
l'alimento, precedentemente cotto, viene immerso completamente nell'olio in modo da creare un ambiente privo di ossigeno. Occorre utilizzare contenitori, come ad esempio barattoli, perfettamente puliti così come gli alimenti devono essere accuratamente lavati e chiudere i suddetti contenitori ermeticamente per procedere alla fase di sterilizzazione, che avviene in pentole in cui i vasi sono immersi nell'acqua bollente, avvolti in stracci per evitare che cozzando tra loro si scheggino.


Il grande vantaggio delle conserve sott'olio è la possibilità di avere a disposizione i prodotti durante tutto l'anno con un conseguente tornaconto economico non dovendo acquistare questi alimenti in periodi dell'anno in cui costano di più.
I principali svantaggi sono la perdita di alcune sostanze nutritive come ad esempio le vitamine e l'alto contenuto di grassi: infatti, per quanto il prodotto possa essere sgocciolato dall'olio di conserva, ne assimila molto: basti pensare che per quanto riguarda gli ortaggi essi presentano un contenuto di grassi circa 10 volte superiore ai prodotti freschi.


Il pericolo delle conserve alimentari non adeguatamente trattate si verifica quando le spore botuliniche in particolari condizioni germinano in cellule vegetali, quindi in batteri vivi e responsabili della liberazione della tossina che talvolta può risultare letale. Infatti l'olio non esercita alcun effetto sui batteri anaerobici.


Si può affermare dunque che l'olio sia un agente conservante efficace e sicuro se si blocca o comunque si impedisce la germinazione delle spore botuliniche.

                                                                                                                            creato da Imma Casillo

Benefici dei legumi



Perché i legumi fanno bene!


I legumi costituiscono un alimento importantissimo per la dieta degli esseri umani fin dalla preistoria :oggi il suo consumo è calato nei paesi industrializzati, ma le loro priorità benefiche fanno si che vengano rivalorizzati.





Questo beneficio molto apprezzato è portato della presenza di saponine (composti che i vegetali usano per proteggersi dagli agenti patogeni) e della lecitina (una molecola in grado di legarsi alle molecole di colesterolo facilitandone lo smaltimento).Per questo sono un alimento indicato a chi soffre di colesterolo alto.Una ricerca ha dimostrato che aumentare la quantità di legumi nell'alimentazione occidentale può ridurre del 5-6% il rischio di malattie cardiovascolari riducendo il colesterolo Ldl.Sono consigliati in tutte le diete contro la pressione alta perché sono ricchi di potassio;sono fondamentali per ridurre l'assunzione di carne, che è considerata un alimento a rischio e contengono alcune sostanze che difendono il nostro organismo dai tumori.Con il loro apporto di fibre, i legumi aiutano ad assorbire più lentamente i carboidrati, determinando un rialzo più graduale della glicemia.I legumi sono ricchi di ferro e l'alta presenza di proteine da un importante contributo ai nostri muscoli.
    Risultati immagini per legumi


  1. -I legumi non affaticano il fegato. Le proteine vegetali sono più leggere da assimilare di quelle animali.
    -Aiutano a ridurre il colesterolo. Le fibre e i sali presenti nei legumi liberano il sangue dal surplus di grassi.
    -Evitano la stipsi. Grazie alla cellulosa in essi contenuta favoriscono l’espulsione delle scorie tramite le feci.
    -le zuppe di legumi e cereali costituiscono un piatto completo dal punto di vista nutrizionale.Sono un alimento vegetale ,ricco di proteine vegetali ,che possono sostituire le proteine di origine animale.

La Farina ai 7 Cereali

LA FARINA AI 7 CEREALI
un vero e proprio scrigno di elementi nutrienti

La maggior parte di noi abitualmente consuma solo il grano tenero con il pane ed il grano duro con la pasta.
Tuttavia ogni cereale contiene elementi fondamentali per l'organismo e ha caratteristiche che lo distinguono da tutti gli altri.

Ecco perchè utilizzare una farina che contiene più cereali permette di assimilare una maggior varietà di elementi nutritivi utili al nostro organismo. Inoltre, al palato, il gusto risulta notevolmente arricchito grazie a sapori con cui entriamo in contatto più raramente.

La farina ai 7 cereali è una miscela di farine di segale integrale, farro, mais, avena, orzo, grano tenero e grano duro.

Vediamo perchè la farina ai 7 cereali è preziosa.

Il farro è povero di grassi, ricco di fibre, vitamine e sali minerali, risulta ben digeribile e ha proprietà sazianti, pertanto è consigliato nelle diete dimagranti. 
Il mais è calmante, depurativo e disintossicante. E' inoltre consigliato per rafforzare il cuore ed il sistema circolatorio.
L'avena è molto ricca di proteine, fibre, carboidrati, sali minerali e vitamine. Favorisce il transito intestinale e contiene un ormone della crescita che la rende adatta a bambini e ragazzi.
L'orzo è ricco di proteine, ha proprietà ricalcificanti e rinfrescanti sull'apparato digerente. E' indicato in casi di gastriti, coliti, cistiti. 
La segale è ricca di sali minerali tra cui sodio, il potassio, il calcio e il fosforo. Ha un alto contenuto proteico e moltissime fibre. E' quindi un grande aiuto per l'intestino pigro ed è considerata un buon anti-arteriosclerotico. 
Il grano tenero e il grano duro completano il mix e ci riportano a sapori a noi usuali.

Uso: Con la farina ai 7 cereali si possono preparare tutte le ricette dolci e salate che prevedono l'utilizzo della farina di grano tenero. In particolare tutto il suo sapore viene esaltato nella preparazione di pane, pizza e piadina.



(Alice Alunni)

STORIA DEI LEGUMI

                                                        



L'uso dei legumi come alimento di base risale a più di 20.000 anni fa in alcune culture orientali, mentre il fagiolo comune, il fagiolo Lima e i borlotti sono stati coltivati per la prima volta dalle prime civiltà messicane e peruviane 5.000 anni fa ed erano diffusi sia tra gli aztechi che tra gli incas.

Resti di piselli risalenti a circa settemila anni prima di Cristo sono stati rinvenuti in Ucraina, lupini e lenticchie in tombe faraoniche della XII dinastia; attorno a un piatto di lenticchie ruota la storia biblica di Esaù. Le fave erano oggetto di un fortissimo tabù da parte della casta sacerdotale egizia e della scuola pitagorica greca, essendo associate, come del resto tutti i legumi, al mondo dei morti e a pratiche esoteriche: l’unione dei due cotiledoni all’interno di un solo involucro suggeriva infatti il concetto della complementarietà tra la vita esterna (essoterica) e la vita nascosta (esoterica) e, secondariamente, quello della continuità tra la vita e la morte. I legumi non sono altro che i semi di alcune piante, appartenenti alla famiglia delle Papilionacee, che vengono adoperati per l’alimentazione umana. Il nome “legume” deriva molto probabilmente dal verbo latino lègere che vuol dire raccogliere o anche scegliere, riportando alla memoria proprio il primo passaggio che si compie quando si preparano i legumi, cioè osservarli attentamente per togliere le impurità e i semi non adatti alla cottura.
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lunedì 10 giugno 2019

botanica cereali



I CEREALI: LA BOTANICA


Il termine cereali deriva da Ceres, Cerere, dea romana della fertilità e della coltivazione agricola.
Questo termine indica tutte le «piante erbacee che producono frutti i quali, macinati, danno farina da farne pane e altri cibi». Comprende perciò tutte le piante i cui frutti o semi ricchi di amido sono usati dall'uomo per ricavarne polente, minestre, pane, paste da cuocere, e altri prodotti amidacei.

SPECIE:
I cereali si dividono in varie famiglie:

GRAMINACEE:sono piante erbacee con fioritura in primavera – estate e fiori riuniti in spighette che si sviluppano in ogni zona climatica. La famiglia comprende i cereali ad uso alimentare come mais e numerose piante spontanee molto resistenti. Le graminacee caratterizzano gli interi biomi delle savane, delle steppe, delle praterie.Appartengono al gruppo delle graminacee i cerali come il frumento, il mais, l’avena, l’orzo, la segale e il riso.


  1. frumento: il frumento, cereale di antiche origini, è un cibo alla base della nostra alimentazione. Da esso si ricavano i vari tipi di farine, ingrediente necessario per la preparazione di pane, biscotti e paste. Il grano o tritico è stato sviluppato nella Mezzaluna fertile. Il seme generalmente chiamato così, in realtà è un frutto uniseminato secco indeiscente e si chiama cariosside. Il suo peso varia da 35 a 50 mg, è formato da: - embrione 2-4% - endosperma 87-89% -tegumenti 8-10% .                                                                                                                 L' apparato radicale è fascicolato. Alla nascita e per tutto il primo ciclo la pianta ha radici embrionali o primarie, che servono per ancorare la pianta al terreno; poi cresceranno delle radici avventizie o secondarie e possono raggiungere la profondità di un metro e mezzo.             Il fusto o culmo è cilindrico, per ogni foglia c'é un nodo, ci sono da 7 a 9 internodi e l'altezza media è di un metro circa.  L'infiorescenza del frumento è una spiga composta, l'asse principale viene chiamato rachide, ed è formato da corti internodi. In numero medio di spighette varia da 20 a 25; le spighette sono sessili e disposte in modo alterno. Una spighetta è formata da: un paio di glume, una rachilla, 3-7 fiori. Ciascun fiore è formato da due brattee o glumelle, dove la parte inferiore di queste viene chiamata lemma.  Il fiore del frumento è ermafrodito, ipogino, di struttura semplice. Ha 3 stami e1 carpello. 
  2. mais: Il nome mais deriva dalla definizione botanica Zea mays L. meglio noto come granturco; è un cereale originario dei paesi del sud America. La cariosside è formata dal 13% dall'embrione, 77% dall'endosperma, 10% dall'involucro. L'embrione è costituito da una foglia (piumetta) e una piccola radichetta che scende. L'endosperma è costituito da uno strato alleuronico esterno e da una parenchima graminaceo esterna. Gli involucri contengono più fibre. Le cariossidi di mais mostrano un accentuato polimorfismo. Per quanto riguarda il colore possiamo avere dei granelli gialli, violetti, bianchi, rossi. Riguardo la forma può essere tondeggiante, schiacciata, appuntita. La pannocchia si chiama TUTOLO. 
  3. avena: L’avena ha i consumi idrici più alti di tutti i cereali, escluso il riso, per cui è particolarmente suscettibile al danno del caldo e del secco, specialmente durante la granigione: è per questo che è specie ben adatta ai climi freschi e umidi. Delle due specie l’A. byzantina sopporta la siccità e le alte temperature molto meglio dell’Avena sativa, per cui le troviamo distribuite in ambienti nettamente differenziati: nei climi (Mediterraneo, Medio Oriente) la byzantina, in quelli freschi (Centro e Nord Europa) la sativa. Anche le avene selvatiche che si trovano a infestare i cereali hanno habitat differenziati: nell’Italia settentrionale predomina l’A. fatua, in quella Centro meridionale l’A. sterilis. L’avena è pochissimo resistente al freddo, per cui quasi tutta l’avena del mondo è coltivata in semina primaverile, con l’eccezione dei climi caldo-aridi dove si semina in autunno. Temperature minime dell’ordine di -10°C sono fatali per le varietà primaverili, mentre per quelle autunnali la soglia è di -14°C. 
  4. orzo: l' orzo è un cereale dalle origini antichissime e si ritiene che sia addirittura il primo consumato dal' uomo. Il più diffuso e facile da trovare è quello decorticato e infine l' orzo integrale è il più difficile da reperire. 
  5. segale: la segale, detta anche segale, è un cereale di montagna che si adatta bene come l' avena anche ad altitudini elevate e resiste ai climi freddi; cresce in terreni difficili e poveri( steppa, brughiera) e matura in fretta. La conformazione delle Segale ricorda vagamente quella della pianta di frumento. Differentemente da quest’ultima, essa non possiede la classica ligula con le estremità falciformi. Essa è infatti di lunghezza minore, dentellata con estremi triangolari. Il culmo è costituito da diversi internodi , alto fino a 2 metri, di consistenza elastica e sottile. Le foglie appaiono di color verde, dalla lamina corta e stretta. La spiga che si trova al termine della pianta, è lunga e assottigliata, da essa viene generata una piccola spighetta trifora per ciascun dente del rachide. Il frutto è costituito da una seme a forma di cilindro,definito anche cariosside, con estremità appuntita e accogliente l’embrione: essa è ricoperta da una piccola peluria. Le diverse varietà sono riconoscibili secondo il colore della cariosside: essa può variare dal bianco, al verdognolo, al grigio, al nero. 
  6. riso: Il riso è un'erba annua con habitus cespitoso, a culmi  fistolosi alti 60-80 cm, dotati nella parte corticale di un notevole sistema di lacune che si estendono anche all'apparato radicale. Questo sistema permette un buon ricambio gassoso alla parte più bassa del culmo e alle radici, che per la maggior parte della durata della vita della pianta si trovano immerse nell'acqua. Le foglie, larghe sino a 2 cm e lunghe parecchi decimetri, sono lineari e scabre, di colore che varia dal verde al vinoso, secondo la varietà e il periodo vitale. L'infiorescenza è costituita da una pannocchia apicale formata da spighette ermafroditeavvolte da due glume brevissime; tali spighette constano di un solo fiore con glumette grandi serrate, di solito pelose e punteggiate. Gli stami  sono 6 e la fecondazione, contrariamente a quanto si verifica nella maggior parte delle Graminacee, avviene a fiore chiuso. Il frutto è una cariosside alla quale le glumette restano fortemente aderenti. La specie è di solito divisa in due grandi varietà, l'Oryza sativavarietà japonica, coltivata in Cina, Giappone, Corea e in altre zone subtropicali e asiatiche, e l'Oryza sativavarietà indica, coltivata in tutte le zone tropicali asiatiche. Nell'ambito di queste due varietà si diversificano moltissime razze, che differiscono per produttività, esigenze pedologichee colturali, per il periodo di maturazione e per la forma della cariosside. In Italia le razze di riso coltivate appartengono quasi tutte alla varietà japonica. Il riso decorticato contiene in media l'80% di glicidi, il 7,5% di protidi e lo 0,5% di lipidi. Come per tutte le piante di antica coltura, anche per il riso non è facile individuare la regione di provenienza; si sono individuati due centri originari, uno di maggiore importanza, situato nelle regioni dell'Estremo Oriente, ove ancora oggi sono reperibili alcune specie selvatiche, e una minore, nelle regioni occidentali del continente africano. Per quanto riguarda però la messa a punto di colture e l'espansione del riso la zona dell'Estremo Oriente ha avuto un'importanza decisamente primaria. La coltivazione del riso in risaia era già diffusa agli albori della civiltà cinese. Recenti scoperte archeologiche hanno permesso di appurare che il cereale era coltivato nei terreni asciutti collinari della penisola indocinese già in epoca arcaica; secondo vari studiosi la sua coltivazione segna l'inizio dell'agricoltura in Asia; le colture in risaia rappresenterebbero una fase già molto avanzata. Anche le popolazioni arcaiche dell'India, prima dell'invasione ariana, coltivavano il riso; da qui in seguito si diffuse nel Medio Oriente; i Greci e i Romani lo conobbero, per quanto non risulta che lo coltivassero. In Europa esso fu introdotto dagli Arabi verso il sec. VI e le prime coltivazioni si diffusero in Spagna. Le prime notizie certe della coltivazione del riso in Italia risalgono alla seconda metà del sec. XV, epoca in cui esso veniva coltivato in Lombardia, donde si diffuse in Piemonte, nel Veneto e in Emilia. In Italia la produzione di riso grezzo, concentrata soprattutto nelle province di Vercelli, Novara, Pavia, Milano, è stata nel 1999 di ca. 1.362.400 t.
POLYGONACEE: la famiglia poligonacea è un gruppo di angiosperme dicotiledoni e comprende circa 50 generi e 1120 specie diffuse per lo più nelle regioni temperate. Appartiene a questa famiglia il grano saraceno. Comprende specie per lo più erbacee perenni, monoiche o dioiche. Le foglie sono alterne, semplici provviste di un ocrea ( una guaina membranosa avvolgente il fusto). I fiori, ermafroditi o unisessuali sono attinomoformi e riuniti in inflorescenze.
  1. grano saraceno:Il nome grano saraceno deriva dal' olandese "Boekweit" che significa faggio-grano, infatti è anche il significato del tedesco "Buchweizen". Il grano saraceno, originario dell' Asia, fu introdotto in Europa, attraverso la Russia, nel Medioevo. Oggi è ancora diffuso in Russia, mentre in Europa si limita ad alcune zone della Germania e della Francia. In Italia è presente nelle zone di Bolzano e Sondrio. Il grano saraceno è una pianta erbacea con radice fittonante poco sviluppata, fusto cilindrico, glabro, eretto,cavo,di colore rosso e verdognolo. Le foglie sono alterne, lanceolate, provviste alla base di una formazione stipolare caratteristica, detta ocrea. L' infiorescenza ascellare o terminale è costituita da racemi corimbiformi, ermafroditi, senza petali, con 5 sepali con fiori bianco rosei o verdastri. I fiori presentano una eterostilia di morfa: si possono riscontrare fiori con lunghi pistilli e corti stami e fiori con corti pistilli e lunghi stami. L' impollinazione, incrociata, può essere sia anemofila che entomofila. Non tutti i fiori danno origine a semi. Il frutto è un achenio di forma triangolare al cui centro è posto l' embrione. 
AMARANTACEE: la famiglia delle amarantacee è cosmopolita ed è costituita da circa 70 generi soprattutto distribuiti nelle regioni più calde del globo. Nella flora italiana sono piante annuali o perenni. Le foglie sono alterne. I fiori hanno un involucro costituito da 4 o 5 petali sepaloidi membranosi, 4 o 5 stami e ovario supero con 2 o 3 carpelli. 

USI dell'OLIO: curiosità

LA SAPONIFICAZIONE: dall'olio al sapone                                               LA STORIA La prima testimonianza dell...